Articolo scritto da: Roberto Fantini Categorie: Articoli Flipnews, Interviste Fonte Flipnews.org
Prosegue la conversazione con Marco Mamone Capria sui pericoli di una scienza e di una tecnologia al di fuori delle regole democratiche.
Nella prima parte (http://www.flipnews.org/flipnews/index.php?option=com_k2&view=item&id=5018:scienza-e-diritti-umani&Itemid=76), dopo aver toccato, a proposito della medicina omeopatica, il caso di Luc Montagnier (premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina del 2008), si arrivava a prendere in esame la questione delle vaccinazioni infantili, questione che rappresenterà il fulcro centrale di questa seconda parte dell’intervista.
Sta suggerendo che le vaccinazioni di massa sono una causa ignorata dell’aumentata incidenza di gravi malattie nell’infanzia?
La questione è complicata perché sono tanti sia i contesti socio-sanitari sia le stesse vaccinazioni, che non sono basate tutte sullo stesso principio e non contengono, ad esempio, tutte gli stessi additivi. Sto però dicendo che, se Montagnier ha ragione, una tale ipotesi riceverebbe una rinnovata plausibilità, e che basta questa semplice associazione concettuale a creare nei difensori dello status quo un’immediata e aggressiva reazione di difesa. Comunque sia, che alcune campagne vaccinali abbiano provocato epidemie di malattie di vario tipo, comprese quelle stesse contro cui si cercava di immunizzare, è un fatto storico riconosciuto.1 Ci sono poi casi discussi, come quello delle vaccinazioni antipolio tra il 1955 e il 1961 che hanno diffuso un virus delle scimmie, SV-402 (come si scoprì nel 1960), tra centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di un virus provato cancerogeno in alcune scimmie. E tanto per anticipare un tema su cui torneremo, quello della sperimentazione animale come pretesa base per estrapolazioni agli umani, solo nel 2004 il National Cancer Institute ha dichiarato ufficialmente, in base a studi epidemiologici, che esso non è cancerogeno nell’uomo; la International Agency for Research on Cancer (IARC) deve ancora decidere3. In ogni caso che un virus, patogeno o no, di una specie sia inoculato in un’altra specie va considerato un esperimento, dagli esiti imprevedibili: però nella fattispecie nessuna autorità sanitaria è mai stata portata in tribunale per averlo fatto. Aggiungo che questa problematica -- cioè la contaminazione dei vaccini con virus che potrebbero provocare cancro -- è tuttora molto attuale4.
- Ma ventilare l’ipotesi che iniziative sanitarie come le vaccinazioni di massa possano in qualche modo annidare seri pericoli non rischia di creare una diffidenza tra i cittadini con conseguenze potenzialmente gravi?
Sono d’accordo che tali ipotesi dovrebbero essere discusse approfonditamente prima di darle ufficialmente per vere o probabili, ma, come abbiamo visto, si tratta di ipotesi ben confermate in vari casi. Peraltro, anche le campagne di vaccinazioni, come tutte le altre iniziative sanitarie (per esempio gli screening per qualche particolare malattia), dovrebbero essere discusse e vagliate col massimo rigore, trasparenza e assenza di conflitti di interesse tra i consulenti delle autorità sanitarie.
Purtroppo, ci sono forti ragioni per ritenere che tutto ciò spesso non avviene. Il caso del vaccino dell’influenza suina, quella dovuta al virus H1N1, è a questo proposito esemplare, e ha suscitato all’inizio del 2010 violente accuse anche da parte del Parlamento Europeo5, che ha criticato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per come ha affrontato la presunta “pandemia”. Com’è noto, il primo passo era stato modificare il significato stesso di “pandemia”6: l’OMS aveva eliminato dalla definizione le condizioni di alta incidenza e alto tasso di mortalità. Però i media continuavano a parlare di pandemia con le stesse connotazioni di gravità associate al significato tradizionale del termine... Quanto alla sicurezza ed efficacia della vaccinazione “anti-suina” di massa, le parole più sensate mi sono parse quelle pronunciate il 5 novembre 2009 dal ministro della Sanità polacco7, che ha subodorato e denunciato la «truffa», come l’ha definita, in tempo8 perché il suo paese non sperperasse enormi cifre per l’acquisto di milioni di dosi di vaccino, poi rimaste in altri paesi (come il nostro) largamente inutilizzate9. Per inciso, a proposito della normale vaccinazione antinfluenzale, non solo ci sono seri dubbi sulla sua efficacia10, ma sono emersi dati che suggeriscono che vaccinare ogni anno i bambini possa ridurre la resistenza11 del loro sistema immunitario ad altri ceppi di virus influenzali.
Insomma, va sottolineato che l’adesione a un’iniziativa sanitaria sbagliata può avere conseguenze negative (la più ovvia è lo spreco di risorse) né più né meno del rifiuto diffuso di aderire a un’iniziativa sanitaria giusta. Non è che l’intenzione buona renda automaticamente corretta un’azione! Per non dire che nemmeno la “bontà” dichiarata di un’intenzione può sempre essere data per genuina: è strano che le autorità (politiche, scientifiche ecc.) e i loro amplificatori nei media pretendano che i cittadini omettano nei loro riguardi quei minimi controlli e cautele che ognuno di noi applica quotidianamente nelle più semplici operazioni, quando è in gioco infinitamente di meno che la nostra salute -- come ad esempio quando compriamo un elettrodomestico. In ogni caso, bisogna ricordare, e sottolineare con forza -- perché i principali media cercano in tutti modi di farcelo dimenticare -- che le vaccinazioni possono causare malattie gravissime.
-- Ma questo è un fatto riconosciuto o sostenuto da una minoranza, diciamo così, “eretica”?
È ufficialmente riconosciuto. Lo è a tal punto che in Italia esiste da quasi vent’anni una legge, la n. 210 del 199212, che prevede il risarcimento per i danni da vaccino: il suo titolo è “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni”. Ce n’è poi un’altra, più recente, intitolata “Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie”, che è la n. 229 del 200513. La frequenza di tali gravi danni da vaccino è materia controversa, ma l’approccio razionale e umanitario sarebbe di calcolare il rapporto costi/benefici per ogni vaccinazione, per ogni comunità e per ogni individuo. Capisco che per chi i vaccini li produce è molto meglio essere sicuro di poterne vendere decine di milioni di dosi, ma il suo interesse non dovrebbe avere la priorità nel decidere se promuovere o no una campagna vaccinale. Certo, è paradossale che in questi tempi, in cui tanto si parla di medicina personalizzata14, si possano proporre gli stessi trattamenti vaccinali a decine o centinaia di milioni di individui...
Bisogna poi tenere presente che i vaccini, in particolare quelli destinati all’infanzia, non sono somministrati in base alla stessa logica che presiede alla somministrazione dei normali farmaci. Un farmaco viene prescritto a una persona che sta male, quindi è in linea di principio ragionevole che accetti il rischio di effetti collaterali in cambio della promessa di guarire o almeno di stare sostanzialmente meglio. Un vaccino, invece, lo si somministra a una persona sana, che potrebbe non entrare mai in contatto con il fattore patogeno pertinente e che, in molti casi, può adottare semplici misure per proteggersi da tale contatto: si pensi proprio all’influenza, e all’importanza preventiva della semplicissima regola del lavaggio delle mani ed eventualmente di bocca e faccia. Ora trasformare una persona sana, anche fosse una su un milione, in un cadavere o in un disabile a vita, come purtroppo è avvenuto...
-- Scusi se La interrompo, ma vi sono stati realmente casi del genere, intendo “certificati”?
Sì, anche se i media ne parlano rarissimamente, e comunque astenendosi rigorosamente dal tornare sul tema se per caso l’hanno toccato una volta. Uno dei migliori testi al riguardo, sebbene datato, è ancora Vaccinazioni - l’altra faccia della medaglia, una rassegna stampa “ragionata” pubblicata da Macro nel 1991, e curata da Paolo Bigatti, un genitore che aveva rifiutato di vaccinare la figlia. Aggiornamenti si trovano in un articolo da me pubblicato di un professore di storia e filosofia15. Un caso tragicamente celebre tra chi si occupa di questa problematica, ma non così noto come meriterebbe, è quello dei figli del signor Giorgio Tremante16, al quale è stato necessario uno straordinario impegno personale per ottenere il riconoscimento dei gravissimi danni vaccinali subiti da tre dei suoi figli, due dei quali hanno perso la vita in seguito alle vaccinazioni antipolio mentre un terzo ne ha derivato una disabilità permanente. Dicevo che trasformare una persona sana, anche fosse una su un milione, in un cadavere o in un disabile a vita, è qualcosa che si dovrebbe fare ogni sforzo per evitare. Come minimo si dovrebbe elaborare per ogni vaccino un test preliminare per stabilire l’eventuale vulnerabilità dell’individuo da vaccinare rispetto ai principi attivi e/o agli altri ingredienti del vaccino stesso. Invece, ai genitori che vanno a far vaccinare i propri figli (parlo sulla base di numerose testimonianze) non si fa vedere nemmeno il “bugiardino” del vaccino che sta per essere somministrato -- cioè non si permette di visionare la lista delle controindicazioni che la stessa ditta produttrice è tenuta ad allegare alla confezione. Questo è sicuramente inaccettabile, anche se attualmente accettato, credo non molto consapevolmente, dalla stragrande maggioranza dei genitori. Dire che questo tipo di conformismo è un bene per la comunità è non solo cinico, ma contraddice il carattere individuale del diritto alla salute, esplicitamente enunciato nell’articolo 32 della nostra Costituzione. Quanto ai tribunali, le sentenze attuali tendono a riconoscere ai genitori che non intendono vaccinare i propri figli (ovviamente per timore di danni, non per dimenticanza o trascuratezza) la legittimità della loro precauzione17.
- Qual è la stima dei bambini che oggi in Italia sono stati vittime di danni da vaccino?
È molto difficile fare una stima precisa, perché le autorità sanitarie, per non dire delle industrie farmaceutiche, non si sono mai impegnate in un monitoraggio aggiornato e pubblico dei danni da vaccino gravi e dei decessi. Tuttavia un vero esperto dell’argomento, il dottor Dario Miedico18, di Medicina Democratica, ipotizza che la cifra si aggiri sui 100-150.000 casi. Ovviamente senza considerare i danni meno gravi, e molto più diffusi, come allergie, intolleranze, eczemi ecc.
- Ma come mai i medici sono riluttanti a dare informazioni in merito?
Be’, una prima risposta è che a volte lo fanno, direttamente e indirettamente. Ci sono libri specifici che sono stati scritti da medici, come quello di Gerhard Buchwald, Vaccinazioni - Il business della paura (CIVIS, 2000), che secondo me dovrebbe essere una lettura obbligata per i pediatri. Poi, per citare un esempio recente19, la metà dei medici di base si sono rifiutati di vaccinare i propri pazienti contro l’influenza “suina”, e solo il 40% di loro si è vaccinato: e si noti che questa percentuale è il triplo di quella di quanti si sono vaccinati tra i medici ospedalieri, cui si direbbe debba premere ancor più la propria incolumità durante la stagione influenzale. Mi sembra un messaggio abbastanza chiaro...
- Pensavo però a prese di posizione più ufficiali...
Su queste è difficile aspettarsi granché, anche se qualche presa di posizione individuale, ispirata a cautela, ogni tanto capita di trovarla20. Aspettarsi molto di più, però, sarebbe ingenuo. Il caso del dottor Wakefield è da questo punto di vista chiarificatore. Oggi lo si sente citare a sproposito21 come un tipico esempio di ricercatore fraudolento, ma la sua storia getta in realtà un’ombra cupa sull’operato dell’intero sistema medico-sanitario internazionale.
- Può parlarcene?
Andrew Wakefield è un gastroenterologo inglese che lavorava presso il Royal Free Hospital di Londra. Nel 1998 pubblicò sulla prestigiosa rivista The Lancet un articolo22 insieme a 12 collaboratori, nel quale riportava i casi di 12 bambini che, dopo aver ricevuto la vaccinazione trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (MMR, dalle iniziali inglesi), avevano mostrato sintomi di infiammazione intestinale e di autismo. Data la natura della ricerca, del tipo “descrizione di una serie di casi analoghi”, l’articolo si limitava a suggerire, come possibilità degna di studio, che il vaccino trivalente fosse implicato nella patogenesi dell’autismo in quei bambini. La sera del giorno della pubblicazione ci fu una conferenza stampa nel corso della quale un giornalista chiese a Wakefield che cosa consigliava ai genitori di fare, al momento, in relazione alla vaccinazione trivalente. Wakefield rispose che come misura precauzionale, e finché nuovi studi non avessero confermato o confutato l’ipotesi, sarebbe stato opportuno utilizzare i vaccini univalenti, come si faceva in passato. Insomma, non certo l’arringa di un arruffapopoli.
- In effetti non sembrerebbe....
Ebbene, secondo quello che a mio parere è il massimo esperto del caso Wakefield, lo scrittore britannico Martin Walker23, più volte intervenuto ai convegni di “Scienza e Democrazia”, fu proprio l’indicazione di Wakefield di preferire i vaccini univalenti contro quelli multipli a segnare la fine della sua carriera. Da allora in poi cominciò nei suoi riguardi una vera e propria persecuzione, con il taglio dei finanziamenti e l’interruzione del contratto con il Royal Free Hospital. Nel 2002 Wakefield si vide costretto a emigrare, con la famiglia, negli Stati Uniti. Nel febbraio del 2004 un giornalista del Sunday Times lo attaccò in un lungo articolo. Tra le accuse, c’era quella di aver eseguito procedure pericolose su bambini; quella di aver effettuato una sperimentazione non autorizzata da un comitato etico; quella di aver manipolato i dati clinici, perché i bambini in osservazione sarebbero stati sì autistici, ma senza infiammazioni intestinali; quella di non aver dichiarato un duplice conflitto di interessi: essere perito di parte per genitori che avevano intentato una causa per risarcimento di presunti danni provocati dal vaccino, e aver brevettato un suo vaccino in concorrenza con quello sotto accusa; eccetera eccetera. Il giornalista del Sunday Times invocava un’azione giudiziaria contro Wakefield, e di fatto questa ci fu: il General Medical Council iniziò il processo nel 2007 a carico suo e di due altri autori dell’articolo di Lancet, muovendogli un’ottantina di capi d’accusa. Il processo durò il tempo record di 3 anni e si concluse nel febbraio 2010 con una sentenza di colpevolezza su tutta la linea. Wakefield fu radiato dall’ordine dei medici e il famoso articolo, insieme ad un altro collegato, fu marchiato con una scritta d’infamia in rosso “RETRACTED” nei siti delle corrispondenti riviste. Ovviamente in questi tempi di internet il rogo dei libri in versione informatizzata è impossibile, ma lo spirito era quello. Ora, per i dettagli della questione giudiziaria e le scorrettezze del processo, inclusi pesanti conflitti di interesse a carico dei giudici, rinvio ai numerosi contributi di Martin Walker, che fu presente a ogni seduta del processo, e anche al libro di Wakefield stesso (Callous Disregard, 2011), che, pur essendo ovviamente “di parte”, contiene molta documentazione oggettiva, sicuramente sufficiente perché ognuno possa farsi un’opinione per conto proprio -- direi che questi sono scritti di cui prescrivere la lettura a tutti i giornalisti che si occupano di medicina. Quello che qui mi preme sottolineare, e che a un osservatore senza pregiudizi appare evidente, è il carattere clamorosamente “esemplare”, nel senso peggiore del termine, di questa sentenza: si è cioè voluto punire Wakefield in maniera tale da soffocare a tempo indefinito qualsiasi tentativo di riproporre in sede scientifica un nesso causale tra vaccinazioni e malattie infantili -- e anche da rendere più difficile le cause di richiesta di risarcimento per danni da vaccino. In effetti, dopo quello che è successo a lui, quale ricercatore oserà puntare un dito accusatorio contro un vaccino? Ecco perché il fatto che sul numero del 10 novembre scorso di Nature si dia ufficialmente notizia dell’emergere di seri dubbi circa le accuse di frode a carico di Wakefield24 non mi colpisce più di tanto: il più è ormai già avvenuto, e anche una riabilitazione di Wakefield non modificherà gli effetti di questa vittoriosa prova di forza dell’establishment medico-farmaceutico.
1http://en.wikipedia.org/wiki/Polio_vaccine#Iatrogenic_.28vaccine-induced.29_polio
2http://en.wikipedia.org/wiki/SV40
3http://monographs.iarc.fr/ENG/Meetings/vol104-participants.pdf
4http://www.i-sis.org.uk/fluVaccinesCancerRisks.php
5http://www.wodarg.de/english/2948146.html
6http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,637119,00.html
7http://www.disinformazione.it/influenza_morti.htm
9http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=5153
10http://www.bmj.com/rapid-response/2011/10/31/how-useful-are-flu-vaccines
11http://abcnews.go.com/blogs/health/2011/11/29/flu-shots-may-build-fewer-antibodies-in-kids/
12http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1556_allegato.pdf
13http://www.parlamento.it/parlam/leggi/05229l.htm
14http://www.medicina-personalizzata.it/?pid=3
15http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_1/debernardi_rev.pdf
17http://www.comilva.org/public/data/csi004/2011109174759_SENTENZA_C.App.NAPOLI_sett._2011.pdf
18http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_2/miedico.pdf
20http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/ci-faremo-influenzare-dai-vaccini/165947/
22http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(97)11096-0/fulltext
23http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_2/walker_wakefield.pdf
Ho 59 anni,··insegno··con·grande·piacere Filosofia e Storia al Liceo Classico e mi occupo da qualche decennio, come volontario, di Educazione ai diritti umani all'interno di·Amnesty·International. Proprio per·questa·associazione,··ho preso parte a··molti interventi pubblici e corsi di formazione per docenti, nonché curato le seguenti pubblicazioni: Pena di morte: parliamone in classe (EGA Editore, Torino 2006); Liberarsi dalla paura.·Tutela dei diritti umani e "guerra al terrore" (EGA Editore, Torino 2007); in collaborazione con Antonio Marchesi, Una giornata particolare (ed.Sinnos, settembre 2010). Ma, senza alcun dubbio, l'opera che più mi rappresenta e che maggiormente esprime la globalità del mio pensiero è il saggio La Morte spiegata ai miei figli (ed.Sensibili alle foglie, aprile 2010).
Nel marzo 2012 è apparso, con il patrocinio di Amnesty International, un mio nuovo lavoro, "Il cielo dentro di noi: conversazioni sui diritti umani (sul mondo che c'è e su quello che verrà)" , ed. Graphe.it.
Da un po' di tempo, poi, curo, sul sito della Free Lance International Press, la rubrica Human Rights (www.flipnews.org).
Dal 2004, ho intrapreso un interessante (e molto divertente) percorso di sperimentazione pittorica, esponendo i miei lavori in· numerose mostre personali e collettive,·il cui ricavato è stato donato ad Emergency e ad Amnesty International. ·.