Articolo scritto da: Roberto Fantini Categorie: Articoli Flipnews, In libreria
Una raccolta di scritti di Adriana Zarri sugli animali, sulla natura e sul nostro destino.
Sono certo che, se Albert Einstein avesse potuto incontrarsi con Adriana Zarri, avrebbe avuto ottimi elementi per rafforzare la sua concezione di una religiosità cosmica, intimamente condivisa da personaggi diversissimi fra loro (come Democrito, Francesco d’Assisi e Spinoza), accomunati da profonda quanto sincera esigenza di un contatto diretto con il mistero dell’infinito, al di là di qualsiasi barriera confessionale e/o ideologica.
Una religiosità, cioè, da collocarsi oltre ogni elaborazione dottrinale e oltre ogni contrapposizione settaria, una religiosità sempre in grado di non escludere, di non rifiutare, di non separare, di non gerarchizzare, ma tesa a cogliere e a valorizzare ciò che accomuna, ciò che lega, ciò che armonizza.
La religiosità di cui è impregnata tutta la riflessione filosofico-teologica di Adriana Zarri è, però, prima di tutto questo, una religiosità autenticamente cristiana, caratterizzata da un credo personale imperniato sull’amore per l’altro, su valori come la semplicità e il perdono, nonché sull’esigenza di verità e di coraggio nel dire e di coerenza nell’operare. Un cristianesimo, il suo, che nulla sa di trionfalismo clericale, di ritualismi di massa o di dogmatismi ciechi e accecanti, i cui punti di riferimento non sono certo gli anatemi dei papi, bensì le parole di limpida saggezza del Discorso della montagna e della Lettera di Giacomo. Un cristianesimo in cui non c’è posto per nessun inferno e per nessun dannato, in cui il concetto stesso di “dannazione eterna” è bandito in nome non certo di un accomodante lassismo, bensì di una rigorosa comprensione dei concetti di giustizia e di misericordia (evangelicamente e razionalmente intesi). Un cristianesimo in cui non c’è posto neppure per quell’antropocentrismo borioso e crudele che, esaltando a dismisura il ruolo umano nel mondo, ha finito per relegare il resto del creato e, in particolar modo, gli animali, ad un ruolo di subalternità, di schiavizzazione e di reificazione.
Ed è proprio di animali (di gatti in particolare) che si parla negli scritti felicemente raccolti nel volumetto La gatta Arcibalda e altre storie ( GRAPHE.IT edizioni). Si parla di animali sentiti come fratelli di convivenza, partecipi anch’essi, a modo loro, della storia della salvezza e, come tali, forse anche “fratelli di fede” (p.63). “Gli animali – dice la Zarri – non sono solo i nostri fratelli, in virtù della sola creazione, ma anche in virtù dell’alleanza. E, se fan parte dell’alleanza, entrano a pieno diritto nella storia della salvezza: sono assunti da Cristo e destinati alla risurrezione cosmica. La “terra nuova”, annunciata dai profeti, non sarà deserta ma i nostri amici, con penne e pelo, seguiteranno ad abitarla per la gloria di Dio e per la nostra gioia.” (p.42)
Per la Zarri, l’uomo contemporaneo è chiamato a liberarsi da una “antropologia ‘razzialmente umana’” che “impoverisce l’uomo stesso, astraendolo artificiosamente e ideologicamente dal suo contesto ambientale, tagliando le radici del suo retroterra cosmico, recidendo i legami con la sua memoria genetica.” (p.19) Esso, infatti, “sta comprendendo di non essere un re solitario e assoluto, ma un fratello delle altre creature: fatto della medesima pasta, consanguineo, consorte” (p.18), nel senso di destinato a condividere una stessa sorte.
E, lamentandosi spesso del disinteresse della teologia dogmatica e della teologia morale (nonché dei colpevoli ritardi della Chiesa) nei confronti dei problemi legati all’esistenza degli animali (ai loro diritti e ai nostri doveri), approda a farsi sostenitrice di una visione della realtà incentrata sull’idea di “unità di destino di tutto
l’universo” (p.47), invitandoci a sentirci parte responsabile di un’armonia cosmica, in modo tale da condannare e rifiutare tutte le odiose forme di crudele vessazione esercitate nei confronti dell’animale, nostro amico, nostro fratello, “sposato da Dio”.
Un’armonia cosmica in cui “le stelle sono tanti occhi del cielo aperti a guardare sulla terra. Forse sanno che cielo e terra sono come due amanti desiderosi d’incontrarsi; e noi pensiamo che cielo e terra si cercano e si baciano come due innamorati”. (p.78)
ADRIANA ZARRI
La gatta Arcibalda e altre storie.
Riflessioni sugli animali e sulla natura.
GRAPHE.IT, 2011
Ho 59 anni,··insegno··con·grande·piacere Filosofia e Storia al Liceo Classico e mi occupo da qualche decennio, come volontario, di Educazione ai diritti umani all'interno di·Amnesty·International. Proprio per·questa·associazione,··ho preso parte a··molti interventi pubblici e corsi di formazione per docenti, nonché curato le seguenti pubblicazioni: Pena di morte: parliamone in classe (EGA Editore, Torino 2006); Liberarsi dalla paura.·Tutela dei diritti umani e "guerra al terrore" (EGA Editore, Torino 2007); in collaborazione con Antonio Marchesi, Una giornata particolare (ed.Sinnos, settembre 2010). Ma, senza alcun dubbio, l'opera che più mi rappresenta e che maggiormente esprime la globalità del mio pensiero è il saggio La Morte spiegata ai miei figli (ed.Sensibili alle foglie, aprile 2010).
Nel marzo 2012 è apparso, con il patrocinio di Amnesty International, un mio nuovo lavoro, "Il cielo dentro di noi: conversazioni sui diritti umani (sul mondo che c'è e su quello che verrà)" , ed. Graphe.it.
Da un po' di tempo, poi, curo, sul sito della Free Lance International Press, la rubrica Human Rights (www.flipnews.org).
Dal 2004, ho intrapreso un interessante (e molto divertente) percorso di sperimentazione pittorica, esponendo i miei lavori in· numerose mostre personali e collettive,·il cui ricavato è stato donato ad Emergency e ad Amnesty International. ·.