Il problema della morte non è argomento accattivante per chi cerca leggerezza e coinvolgimento nell'acquisto di libri. Paradossalmente Roberto Fantini con questa sua opera: "la morte spiegata ai miei figli", contribuisce non poco a toglierci da dosso l'angoscia che essa crea e insegna a non temerla, citando il pensiero di grandi uomini del passato, filosofi e non ( da Shopenhauer alla Blavatsky, passando per Cardarelli, Epitteto, Savater,Yeats, Epicuro, Socrate, Maeterlink, Tolstoj, Hesse, Jung, Milarepa, Whitman e Goethe). "L'amor che move il sole e l'altre stelle", come direbbe il nostro Dante, ci accompagna per mano verso le vie dell'Infinito, essendo noi della sua stessa identica sostanza. E ciò crediamo l'autore voglia trasmette alla nostra umanità che soffre.
Nell'Iliade, parlando di Aiace, Omero scrive: "Non importa vivere o morire, importa solo essere nella luce". Partendo da questa premessa Fantini ci aiuta a capire che la morte vera non esiste, ma che vita e morte sono due facce della stessa medaglia: l'amore. La morte come la intendiamo noi non è altro che il passaggio ad un'altra dimensione, fatta di luce e di amore, vero balsamo per le nostre fatiche terrene, in attesa di reincarnarci freschi e rinfrancati, pronti per un'altra meravigliosa avventura che permetta di perfezionarci sempre più nella consapevolezza di essere parte del tutto.
Tralasciando la cultura orientale, da sempre cosciente di ciò, l'autore mette in guardia il mondo occidentale dal considerare la teoria della reincarnazione una dottrina dal sapore "esotico": Pitagora, Platone, Giordano Bruno, Giuseppe Mazzini e tanti altri non la consideravano punto tale, anzi: la risposta precisa, corretta ed esaustiva alle nostre domande.
A riprova della fondatezza di tale tesi il nostro cita i lavori di Ernesto Bozzano, studioso che ha trascorso la sua esistenza a raccogliere e catalogare casi di fenomeni paranormali, e Raymond A. Moody Jr., filosofo e medico autore di un libro che ha venduto nel 1975 più di tredici milioni di copie nel mondo, il quale fa l'esame di numerosi casi di cosiddetta "premorte". "Quello che è forse il più incredibile elemento comune nei resoconti che ho studiato, e certo l'elemento che ha la più profonda influenza sull'individuo, è l'incontro con una luce molto brillante. Al suo primo apparire questa luce è fioca, ma rapidamente diviene più fulgida finché non raggiunge uno splendore ultraterreno....".
Per la scoperta delle vite precedenti cita invece Brian Weiss, psichiatra al Sinai Medical Center di Miami, dove attualmente vive:"Chi sono i miei pazienti? Medici, avvocati, uomini d'affari, altri terapeuti, casalinghe, operai, commessi etc.. Sono persone con fedi religiose, livelli socioeconomici e background culturali differenti, eppure molti di loro sono riusciti a ricostruire dettagli di altre vite, o a ricordarsi di essere sopravvissuti alla morte fisica".
Docente di filosofia e storia al liceo classico, Fantini che è anche da molto tempo impegnato nel campo dell'educazione ai diritti umani con Amnesty International, non ha potuto non rimarcare e stigmatizzare l'assoluta incongruenza della Chiesa cattolica la quale, paladina della sacralità della vita sin dal concepimento, non dimostra altrettanta solerzia per il momento del trapasso, non opponendosi all'espianto di organi ancora vivi e dando credito alla cosiddetta " morte cerebrale " che, non necessariamente, implica la morte della nostra intera entità vitale. Un corpo che pulsa, che respira, che è caldo e non rigido, non è ancora un cadavere, bensì quello di un moribondo: "Se la morte è un processo, la cessazione dell'attività cerebrale può essere considerato l'inizio, non il momento conclusivo di questo percorso degenerativo" ( R. De Mattei - Vice-presidente del C.N.R.). Valga per tutti il caso delle donne incinte dichiarate "cerebralmente morte", "tenute in vita" (a volte anche per mesi) fino al momento del parto e poi sottoposte ad espianto. Se fossero state davvero "morte" come avrebbe potuto il loro organismo continuare ad ospitare dentro di se, alimentandola e poi partorendola, una vita ancora in costruzione? Nel caso dei trapianti purtroppo l'autore constata che la Chiesa cattolica rinuncia a considerare l'uomo come persona.
Altro capitolo penoso affrontato dall'autore è quello relativo all'assurdità della guerra e della pena di morte che "rappresentano non solo le forme estreme di violenza sull'uomo, ma anche di ipocrisia intellettuale e di degradazione morale. Per sostenere che si può (si deve) uccidere, abbiamo costruito architetture di sofismi ingannatori, immolando, come prima inevitabile vittima, la verità..."
Il volumetto si legge bene, scorre velocemente e, nel mentre, oltre a togliere quel grande peso e senso di angoscia che la morte suscita ai più, regala grandi pillole di saggezza.
Dogliani, Sensibili alle foglie, 2010
128 pagine
collana Ospiti 67
ISBN 978-88-89883-36-5
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