Non si capisce subito, iniziando a leggere, la ragione della presentazione di tutti i personaggi. Non è un testo teatrale, neanche un libro di lingua straniera per principianti. Poi, invece, tutto diventa più chiaro: quei nomi si associano ad altri nel gioco di role-playing che coinvolge un'intera classe di una scuola italiana, grazie all'intervento di due giovani volontarie di Amnesty International.
E allora diventa importante sapere che H figlio di genitori argentini, che non parla lo spagnolo, nel gioco diventa un bambino-soldato congolese; che a Rotella, il più spaccone e meno propenso a mettersi nei panni degli altri, tocca in sorte di infilare quelli di una bambina rom "cioè zingara", dice lui, di quella fetta di umanità che nessuno vuole perché "mi sembra ovvio, mica sono scemi!"; e che Rosy, filippina, forse la più consapevole di cosa significhi essere un'immigrata, sia, nel gioco, un ragazzo canadese che vive con la sua famiglia a Toronto, in una grande casa e deve (può) scegliere cosa studiare all'università.
Fuori dalle mura della scuola, la realtà difficile da comprendere, per tutti, anche per gli adulti. La confusione sulle leggi che disciplinano l'immigrazione, che nessuno riesce a conoscere con certezza, i piccoli imprenditori, come il padre di Rotella, alle prese con le leggi sulla sicurezza sul lavoro senza la preparazione e i mezzi per garantirla, imposte dall'alto senza la costruzione di una vera cultura e uguali per tutti, le grandi aziende e le microimprese.
La metafora di cui va tanto orgoglioso Rotella, riassume tutto: "Il tram serve a tutti e, se c'è poco spazio, ci dobbiamo stringere. E tutti i passeggeri hanno un destino e i destini di tutti i passeggeri s'intrecciano sul tram. Come il destino di tutte le persone che vivono sulla terra per un po' di tempo [...]e, alla fine, il tram, se ci stringiamo, ce la fa sempre a portarci tutti dove dobbiamo andare".
Un testo, questo, parte delle attività di Educazione di Amnesty International, assolutamente consigliato agli educatori che vogliano contribuire a diffondere i principii della "Dichiarazione Universale dei diritti umani" mostrandone la concretezza e la necessità. Con un titolo che è quello di un film indimenticabile in cui Ettore Scola ha raccontato, tanti anni fa il dipanarsi delle ore di un giorno del ventennio mussoliniano, mentre vengono approvate le leggi razziali.