un diritto ancora negato a molte bambine e ragazze in gran parte del mondo.
Tra i diritti fondamentali della persona, quello all’istruzione riveste indubbiamente un’importanza di particolare rilievo, in quanto, oltre ad essere un diritto in sé, costituisce la via maestra all’esercizio di altri diritti: aiuta le persone a sviluppare al massimo il proprio potenziale, a partecipare in modo attivo alla vita sociale e a difendere se stesse, la propria famiglia e le altre persone dalla privazione dei loro diritti.
Come ha dichiarato Paul Hunt, Relatore Speciale delle Nazioni Unite, «l’esercizio del diritto all’istruzione è funzionale all’esercizio di molti altri diritti umani, a cominciare dai diritti sessuali e dal diritto al più elevato standard sanitario raggiungibile. [...] Per minori e adulti, il diritto all’istruzione rappresenta uno dei principali fattori di elevazione dallo stato di povertà e da altre forme di svantaggio».
Il diritto all’istruzione è sancito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, dallaConvenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e da altri trattati internazionali e regionali in materia di diritti umani. La discriminazione fondata sul sesso o sul genere è proibita da questi e altri strumenti, quali il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione verso le donne e la Convenzione contro la discriminazione nell’educazione.
Il diritto all’istruzione è sancito, inoltre, da trattati regionali quali la Carta sociale europea, la Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la Carta africana dei diritti umani e dei popoli, ecc.
La centralità del diritto all’istruzione è ribadita anche in altri trattati internazionali sui diritti umani, attraverso l’istituzione di particolari garanzie e il riconoscimento dell’importanza che l’educazione riveste nel garantire tali diritti.
Secondo Katarina Tomaševski, ex Relatrice Speciale delle Nazioni Unite in materia di diritto all’istruzione: «Quando questo diritto è effettivamente garantito, l’istruzione agisce da catalizzatore, promuovendo il godimento di tutti i diritti e le libertà individuali. Quando è negato o violato, alle persone è precluso l’esercizio di molti diritti e libertà. Senza l’istruzione, è ostacolato l’accesso al lavoro».
Ora, quando normalmente pensiamo allo svolgimento di una giornata scolastica, ci vengono in mente corse, risate, tanto studio e anche tanta allegria.
Ma, purtroppo, per molti bambini e soprattutto per moltissime bambine, non è sempre così.
La scuola, d’altronde, è lo specchio della società: le stesse forme di violenza che le donne subiscono nell’arco della vita – violenza fisica, sessuale, psicologica – sono presenti nella vita delle bambine, dentro e intorno alla scuola.
Qualche significativo esempio:
uno studio negli Stati Uniti dimostra che l'83 percento delle ragazze di età compresa tra 12 e 16 anni ha sperimentato qualche forma di molestia sessuale nella scuola pubblica;
• secondo uno studio del 2006, sulle studentesse del Malawi, il 50 percento delle ragazze ha rivelato di essere stata toccata in maniera intima senza permesso, da professori o compagni di scuola;
• in America Latina, si è accertato che le molestie sessuali nelle scuole sono molto diffuse tra gli altri, nei seguenti paesi: Repubblica Domenicana, Honduras, Guatemala, Messico, Nicaragua e Panama;
• in un'indagine sulle studentesse delle scuole secondarie dello Zimbabwe, il 50 percento delle ragazze ha riferito di contatti sessuali non desiderati sulla strada per la scuola ad opera di estranei e il 92 percento delle ragazze ha riferito di avere ricevuto delle avances da uomini più vecchi;
• il 40 percento dei 77 milioni di bambini in età scolare che non frequentano la scuola vive in aree di conflitto;
• in Afghanistan, negli anni recenti, sono divenuti sempre più comuni gli incendi e la completa distruzione delle scuole, in particolare di quelle femminili, nonché le minacce e le violenze verso le bambine che si recavano a scuola. Almeno 172 attacchi violenti alle scuole si sono registrati nei primi sei mesi del 2006;
• le bambine che appartengono a minoranze etniche o che sono indigene possono essere segnate dalla violenza e incontrare particolari barriere nell'accesso all'istruzione. Per esempio, le ragazze Rom in diversi paesi europei incontrano ostacoli nell'accesso all'istruzione, come la discriminazione, alti tassi di povertà, tradizioni patriarcali da cui deriva una minore aspettativa per le ragazze e il loro più frequente abbandono scolastico, condizionamenti familiari e matrimoni precoci;
• studi sui paesi africani, asiatici e caraibici dimostrano che la gravidanza che segue la violenza sessuale e la coercizione spesso obbliga le ragazze a lasciare la scuola;
• un rapporto congiunto di UNCHR e Save the children del 2002 ha messo in luce come i professori usino la propria posizione e autorità sulle bambine nei campi dell'Africa occidentale, offrendo loro buoni voti e altri privilegi scolastici in cambio di prestazioni sessuali;
• secondo il ministro dell'Educazione e della formazione per il lavoro della Tanzania, Margaret Sitta, più di 14.000 studentesse della scuola primaria e secondaria sono state espulse dalle scuole tra il 2003 e il 2006 per essere rimaste incinte.
Ogni giorno, bambine e adolescenti devono affrontare il pericolo di essere aggredite per la strada, prese a spintoni e botte all’interno della scuola, bersagliate dagli “scherzi” pesanti e dagli insulti dei compagni di classe, umiliate da pettegolezzi diffusi via cellulare o su Internet, in vere e proprie campagne diffamatorie. Possono subire minacce di aggressione sessuale da parte dei compagni e inviti a offrire prestazioni sessuali in cambio di voti migliori da parte degli insegnanti. Possono persino essere violentate dal personale della scuola e, in nome della disciplina, possono essere percosse, frustate e picchiate.
Nei Paesi devastati da un conflitto, poi, le bambine e le ragazze possono essere brutalmente sequestrate da gruppi armati, ferite o uccise mentre si recano a scuola o quando la scuola stessa è sotto attacco; quelle di loro che vivono in campi per profughi o sfollati corrono il grave pericolo di essere abusate e sfruttate.
Bambini e adolescenti d’ambo i sessi, in tutto il mondo, sono troppo spesso privati dei loro diritti fondamentali. Ma determinati tipi di violenza (quali le molestie e le aggressioni sessuali), che hanno l’effetto di minare l’autostima, il profitto scolastico e, a lungo termine, la salute e il benessere psicofisico, colpiscono in misura maggiore le bambine.
Alcune bambine e adolescenti, a causa della loro condizione, sono esposte a pericoli ancora più gravi:
- le ragazze omosessuali, per esempio, sono vittime di una combinazione di sessismo e omofobia e subiscono molestie e minacce di violenza sessuale con frequenza maggiore rispetto alle loro compagne eterosessuali;
- le bambine e ragazze con handicap subiscono insieme il sessismo e la particolare discriminazione nei confronti della disabilità,diventando bersaglio di derisione, abuso fisico e violenza sessuale, che le colpiscono con frequenza e gravità superiori alla media;
- anche altri aspetti dell’identità delle bambine e delle ragazze possono aumentare il rischio di abuso e influenzare la natura specifica della violenza: la condizione di orfana, migrante o rifugiata, la sieropositività, il colore della pelle, l’appartenenza a una determinata casta o gruppo etnico.
Le bambine e le ragazze che hanno subito violenza accusano difficoltà d’apprendimento, sentono sminuito il senso del proprio valore e c’è la possibilità che abbandonino del tutto la scuola. E una volta uscite dal sistema educativo formale, la maggior parte di loro non vi rientrerà mai più.
Un fattore che merita una particolare sottolineatura è il carattere prevalentemente sommerso della violenza di cui bambine e adolescenti sono vittime negli ambienti scolastici.
La situazione di Haiti può risultare emblematica.
Una delegazione di Amnesty International ha constatato che tutte le persone intervistate erano convinte che la violenza a scuola fosse largamente diffusa, ma erano prive di qualsiasi dato specifico sulla sua incidenza. È infatti un argomento tabù e sono pochissimi i casi denunciati. Nelle scuole haitiane le punizioni corporali, pur bandite per legge, sono comunemente applicate: fustigazione con frustini e cavi elettrici, obbligo di rimanere a lungo in ginocchio sotto il sole, privazione del cibo e, in particolare per le alunne, violenza sessuale da parte del personale docente e non docente, insulti e violenze psicologiche. Secondo le Ong locali, insegnanti e compagni attuano un vero e proprio ostracismo nei confronti delle bambine e delle ragazze vittime di violenza sessuale, tanto che sovente esse cambiano scuola per la “vergogna” che questo tipo di violenza rappresenta nella mentalità corrente.
Da non trascurare è, inoltre, il peso dei fattori di carattere economico.
Infatti, nonostante il diritto internazionale affermi che l’istruzione primaria debba essere libera da gravami fiscali, è diffusa, un po’ dovunque, l’imposizione di tasse scolastiche, e per molte bambine provenienti da famiglie povere, ciò comporta la privazione dell’accesso all’istruzione primaria. In questi casi, infatti, tocca alle famiglie decidere quali dei loro figli privilegiare e la scelta, invariabilmente, va a scapito delle femmine.
Il diritto internazionale prevede che almeno l’istruzione primaria sia gratuita per tutti i bambini e le bambine, vale a dire senza spese di iscrizione, trasporti, esami, né alcun’altra imposizione indiretta. Inoltre, il diritto internazionale stabilisce l’obbligo, per gli Stati, di avviarsi verso un’istruzione secondaria gratuita. Ciononostante, in tutto il mondo è molto comune che le scuole siano a pagamento e ciò rappresenta un ostacolo insormontabile per molti bambini: e quando non si hanno a disposizione molti soldi, sono le bambine, più facilmente dei maschi, a essere escluse dalla scuola.
A proposito degli “Obiettivi di sviluppo del millennio”
Gli “Obiettivi di sviluppo del millennio” sono otto traguardi, stabiliti concordemente dai governi nel 2000, per raggiungere l’eliminazione della povertà e della fame tramite azioni intraprese dai Paesi industrializzati e da quelli in via di sviluppo:
- Eliminare fame e povertà estrema;
Dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame e vivono con meno di 1 dollaro al giorno
- Istruzione primaria per tutti;
Fare in modo che tutti i bambini e le bambine completino il ciclo scolastico primario
- Pari opportunità fra i sessi;
Eliminare le disparità di genere nella scuola primaria e secondaria
- Ridurre la mortalità infantile;
Ridurre di 2/3 il tasso di mortalità infantile rispetto al livello del 1990
- Migliorare la salute materna;
Ridurre di 3/4 il tasso di mortalità materna rispetto al livello del 1990
- Combattere HIV/AIDS e malaria;
Arrestare e iniziare a ridurre la diffusione di HIV/AIDS, malaria e altre gravi malattie infettive
- Assicurare la sostenibilità ambientale;
Dimezzare il numero di persone che non hanno accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici
- Sviluppare un'alleanza globale per lo sviluppo;
Favorire la cooperazione allo sviluppo Nord-Sud, la riduzione del debito, l'accesso ai farmaci.
Al momento attuale, siamo obbligati a riconoscere che gli obiettivi relativi al campo educativo sono stati indubbiamente mancati.
Fermare la violenza sulle bambine è cosa che, sfortunatamente, non è stata messa in conto in maniera esplicita negli Obiettivi concernenti l’istruzione. In essi, si parla, infatti, di istruzione elementare universale e parità fra i sessi, ma l’indicatore di successo è il numero di bambine per classe, senz’alcun riferimento alla violenza e alla discriminazione che impediscono l’accesso o la prosecuzione degli studi né alla necessità di assicurare che l’esperienza educativa aiuti a sviluppare capacità, sicurezza e senso del proprio valore.
Infatti, non è espressamente individuata alcuna delle barriere strutturali che impediscono il pieno esercizio del diritto all’istruzione, a cominciare dalla violenza sulle minori. I semplici dati numerici sulla frequenza scolastica non sono sufficienti a valutare i progressi nella realizzazione di tale diritto. A tale scopo, i governi devono garantire un’istruzione che sia aperta, materialmente accessibile, valida e adatta alle bambine che vivono contesti differenti.
SEI AZIONI PER FERMARE LA VIOLENZA
VERSO LE BAMBINE E LE RAGAZZE A SCUOLA
Per fermare la violenza connessa all’ambiente scolastico è necessario combattere la discriminazione all’interno delle scuole stesse e nell’ambito più ampio della comunità. Occorre, prima di tutto, dare ascolto alle voci delle bambine e delle ragazze e prendere in considerazione le loro esperienze quotidiane e i loro bisogni.
A questo proposito, Amnesty International ha fatto richiesta alle autorità di governo e agli enti pubblici, tra cui le scuole, in collaborazione con tutti gli altri soggetti coinvolti, di intraprendere immediatamente sei azioni.
1: Proibire ogni forma di violenza contro le bambine e le ragazze, comprese le punizioni corporali, gli abusi verbali, le molestie, la violenza fisica, gli abusi psicologici, la violenza e lo sfruttamento sessuale. Varare e attuare leggi, politiche e procedure adeguate.
2: Rendere la scuola un ambiente sicuro per le bambine e le ragazze attraverso l’attuazione di piani d’azione nazionali che affrontino la violenza contro di esse in ambito scolastico. Tali piani dovrebbero comprendere linee guida per le scuole, una formazione obbligatoria per gli insegnanti e gli studenti, la nomina di un funzionario di governo responsabile e fondi pubblici adeguati. Assicurare che le scuole abbiano servizi igienici separati per sesso, dormitori sicuri e strutture sportive e per il gioco sorvegliate.
3: Rispondere agli episodi di violenza contro le bambine e le ragazze attraverso meccanismi di segnalazione e denuncia riservati e indipendenti,
indagini efficaci, procedimenti penali laddove appropriati e fornitura di servizi per le vittime e le sopravvissute alla violenza. Assicurare che tutti i casi di violenza contro le bambine e le ragazze siano denunciati e registrati e che le persone accusate di stupro, violenza sessuale o altri reati penali ai danni di minori non siano impiegate nelle scuole.
4: Fornire servizi di sostegno alle bambine e alle ragazze che hanno subito violenza, compresa l’assistenza socio-psicologica, le cure mediche, le informazioni su HIV/AIDS, i farmaci e i servizi di base, le informazioni complete sui diritti sessuali e riproduttivi e il sostegno al reintegro nel sistema scolastico di minori sieropositive, ragazze madri, in gravidanza o sposate.
5: Rimuovere gli ostacoli per l’accesso delle bambine e delle ragazze alla scuola eliminando tutte le tasse, dirette o indirette, sulla scuola primaria, rendendo la scuola secondaria accessibile a tutte e sviluppando programmi che garantiscano l’accesso delle bambine e delle ragazze appartenenti a gruppi marginali.
6: Proteggere le bambine e le ragazze dalla violenza sviluppando e attuando codici di condotta indirizzati a tutto il personale scolastico e agli studenti.
Formare il personale scolastico su strategie di intervento rapide che affrontino le molestie e la violenza contro le bambine e le ragazze nella
scuola.
PER CONCLUDERE
I diritti umani sono concreta espressione del valore di ciascun essere umano in quanto tale. Sono la base per una vita dignitosa, il minimo che spetta a tutti e tutte noi, semplicemente perché siamo persone.
I diritti delle bambine sono diritti umani e le loro violazioni sono violazioni dei diritti umani: come tali vanno intese e come tali vanno combattute, con la massima serietà e con il massimo impegno.
Per saperne di più:
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/514